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Piedigrotta e la scommessa dei popoli migranti
 
Nino D’Angelo - Direttore artistico Festa di Piedigrotta 2008 e Teatro Trianon Viviani
L’idea di rilanciare la Festa di Piedigrotta viene da lontano, dalla coscienza dell’importanza per la comunità campana di ritrovare nel proprio dna culturale la centralità dell’esperienza della canzone napoletana, sempre più minacciata dalla globalizzazione, oltre che dai limiti di un’industria culturale vittima della propria miopia, di un conservatorismo che ha consegnato un intero settore produttivo all’estinzione, per non dire peggio. Se la ritrovata Festa di Piedigrotta, oltre a restituire a Napoli un momento di festa tra carri, canzoni e fuochi d’artificio, riesce anche a essere momento di riflessione su un’arte popolare sospesa tra tradizione e innovazione, è anche grazie a mostre come quella curata da Federico Vacalebre sulle canzoni dell’emigrazione. L’emigrazione dei napoletani, dei campani, degli italiani: milioni di uomini, donne e bambini che nell’Ottocento e nel Novecento hanno inseguito il sogno di una vita migliore che il nostro Paese non riusciva a offrire. Ma anche dell’emigrazione che noi chiamiamo immigrazione, quella dei popoli che arrivano oggi da noi con le speranze che avevano i nostri avi quando salivano sui bastimenti, quando partivano con le valigie di cartone. Personalmente sono orgoglioso che questa esposizione così evocativa, per immagini storiche, per sonorità, per impatto politico oltre che artistico, sia poi ospitata nel teatro Trianon Viviani, intitolato al grande poeta stabiese che sull’emigrazione ha scritto pagine memorabili, e diventato quest’anno la casa della Piedigrotta cui don Raffaele dedicò un’opera indimenticabile, che ancora adesso ci ricorda che cosa è stata quella festa e la nostra canzone, forse anche che cosa potrebbe essere ancora: CantaNapoli ha un futuro, oltre che un presente e un passato, a patto che impari di nuovo – come faceva nei tempi pur drammatici raccontati da questa mostra – a fare i conti con i tempi in cui vive, a non rinnegare le sue radici ma anche a rinnovarle nell’impatto con la società di cui è figlia, voce, scheggia impazzita. Le foto degli emigranti nel teatro del popolo sembrano chiudere un cerchio, un viaggio, soprattutto se si pensa che proprio in questo teatro è nata la Brigada Internazionale diretta da Daniele Sepe, la prima orchestra multietnica di Napoli, ancora città aperta, nonostante tutto.