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| Le voci di Little Italy |
| di Antonio Sciotti |
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Non solo Enrico Caruso, Gilda Mignonette, Ria Rosa e Farfariello. Non solo le star, il tenorissimo, le regine degli emigranti,
il divo della canzone coloniale. Senza toccare simili vette di popolarità, sono tanti gli artisti emigrati da Napoli verso New
York e, più in generale, nelle varie Little Italy americane: cantanti, compositori, autori, attori. Ripercorrere il viaggio
dell’emigrazione significa anche riportare alla luce le storie di questi protagonisti dimenticati, ridar loro voce e dignità.
Gennaro Amato emigrò a New York all’inizio degli anni ’20 e lavorò a Brooklyn come cantante e come attore. Dopo
essere stato ingaggiato da numerose compagnie di sceneggiate, compresa quella di Gennaro Cardenia, debuttò come
macchiettista e autore dei versi di canzoni quali: “ ’O panettiere”, “ ’O fatto d’ ’a pastiera”, “Broadway”, “Stanno murenno
’e femmene”. Ha partecipato ad alcune Piedigrotte Rossi e inciso dischi per la Columbia e altre etichette.
Frank Amodio, nato a Napoli nel 1872, giunse a New York per la prima volta nel 1899 trovando lavoro come carpentiere.
In seguito iniziò a lavorare a teatro e, raggiunta una certa popolarità, si specializzò come autore di macchiette e di testi
teatrali. Tra le sue macchiette pubblicate da Rossi-Ceria trovò popolarità “Nun te voglio cchiù Catarì”, da lui interpretata
e poi ripresa da Giuseppe De Laurentiis. Fu autore di mini-sceneggiate e di versi e musica di canzoni di successo per
l’etichetta Brunswick, quali “A buordo ’o piroscafo”, “Protesta per Sacco e Vanzetti”, “Passannanze”, “ ’O pranzo ’e Natale”,
“ ’A primma figlia”. Nei primi trent’anni del ’900 si divise tra Italia e America, dove si stabilì definitivamente prima dello
scoppio della seconda guerra mondiale.
Alfredo Bascetta è stato cantante e cantautore di valore, oltre che di successo, nell’America italiana. Di origine avellinese,
partì nel 1911, all’età di 22 anni, per New York, dove si trasferì definitivamente solo nel 1923. Nella sua produzione,
centrali erano gli argomenti politici e di attualità, affrontati in brani come “Signor console”, “ ’O bolscevismo”, “Lacreme
’e cundannate - Sacco e Vanzetti”, “Pe’ mezzo d’Al Capone”, “L’Italia ’e mò”, “Lettera a Sacco” e altre. A sua firma anche
numerosi saggi e scritti teatrali.
Rita Berti (Napoli, 1930) debuttò giovanissima e nel 1948 era già protagonista delle Piedigrotte Pisano & Cioffi, Giba e
La Canzonetta. Tra sceneggiate, commedie e musical, nella prima metà degli anni ’50 lavorò con successo nelle compagnie
di Salvatore Cafiero, Gino Mucci, Fregolino, Furio Rendine. Nel 1954, dopo la partecipazione allo spettacolo musicale “’A taverna d’’o Cerriglio” di E.A. Mario e la conclusione del contratto con la Phonotype, lasciò definitivamente l’Italia.
Oltreoceano lavorò all’Academy of Music di Brooklyn con l’orchestra Dick Dia, condusse una rubrica musicale a Radio Wov
con Joe Masiello, sponsorizzata dall’Olio Gem, e si esibì come attrice di sceneggiata. Ritornò in Italia in più occasioni per
concerti con l’Orchestra Dick Dia. Ancora oggi, nonostante abbia notevolmente rallentato l’attività, è presente nei salotti
italo-americani, che non dimenticano le melodie classiche napoletane.
Gennaro Cardenia, figlio di Vincenzo, emigrò a New York all’inizio degli anni ’20, dividendosi tra la bottega di generi
alimentari del padre e le esibizioni canore nei piccoli circoli italo-americani. Specializzatosi in canzoni di giacca, registrò
per la Okeh e lavorò come attore nelle compagnie di sceneggiata di Gilda Mignonette e Ria Rosa, per poi formarne
una propria con Lucia Parisi primadonna. Divenuto impresario, organizzò a Brooklyn eventi musicali e teatrali per gli
emigranti. Suo figlio Vincenzo, nato a Napoli nel 1922, debuttò giovanissimo nella compagnia di sceneggiata del padre e
si affermò come attore di teatro e cinema.
Nino D’Auria, nato a Castellamare nel 1885, partì nel 1908 per raggiungere il padre Raffaele a Brooklyn. All’inizio degli
anni ’20 partecipò a numerosi show di canzoni napoletane organizzati dai club e dai circoli coloniali. Nel periodo a
cavallo tra la fine degli anni ’30 e la seconda guerra mondiale, lavorò intensamente per tv, radio e cinema, senza mai
abbandonare del tutto la canzone. Per tutti gli anni ’50, l’artista ha condotto un programma radiofonico di gran successo
sull’emittente Wbnx, “Napoli canta”.
Nina De Charny (Napoli, 1889) divenne popolare nel primo decennio del Novecento tra dischi che andavano a ruba e
cachet alle stelle. Fu una delle prime donne napoletane a esibirsi a Malta, Tripoli, Vienna e Londra. Definita l’usignolo del
varietà italiano, tra il 1910 e il 1913 la cantante registrò una miriade di canzoni per la Voce del Padrone e prese parte alle
più importanti Piedigrotte partenopee. Poi, dopo una breve parentesi in Brasile nel 1914, emigrò a New York nel 1915 e
già l’anno successivo spopolava nei club di Little Italy. Tra il 1917 e il 1923 incise per la Victor, la Emerson, la Italianstyle
e altre etichette discografiche brani in lingua e in dialetto napoletano e siciliano. Oltre a numerose canzoni tratte dalle
Piedigrotte, scelse brani inediti dei parolieri emigrati: “Fenesta ’e ’nfamità”, “A ’nfama ’e Marechiaro” e “Ventariello”
di Quaranta, “Core ’e fuoco” e “Dichiaramento” di Buongiovanni, “Sicilianella”, “Nun ce ’o dicite a mamma” e “Senza
perdono” di Pennino, “Yes” di Ricciardi, “’A partenza p’’o fronte” di Bascetta, “Anema stanca” e “Nfamità” di Camerlingo,
“’A pacchianella d’America” di Grassi.
Teresa De Matienzo nacque a Napoli nel 1876 e debuttò giovanissima nei caffè-concerto come vedette italiana. Nel 1895
sposò Alfredo Melina, futuro autore di numerose canzoni di successo, e si ritirò a vita privata. Nel 1907 la coppia e la
figlioletta Schivana si trasferirono a New York dove la De Matienzo riprese a pieno ritmo l’attività artistica e dal 1910 al 1924 incise per la Victor, la Columbia e la Okeh una serie infinita di dischi con le orchestre Shield, Shilkret e King’s, che si
dividevano tra il repertorio classico partenopeo e la produzione sull’emigrazione. Tra i brani dedicati agli emigranti da lei
lanciati, alcuni, nonostante il gran successo, non sono mai stati importati in Italia, come “Cose d’America”, “Americanate”,
“Canzone ’e paese”, “Canto e chiagne”, “Penzanno ’e i’ là”, “Napule luntano”. La De Matienzo è stata spesso considerata la
prima regina della canzone napoletana a New York, sostituita, negli anni ’20, da Gilda Mignonette.
Giuseppe De Laurentiis è stato un emulo di Farfariello, di cui ha ripreso la macchietta coloniale e le canzoni dal ritmo
allegro e festoso. Partito per l’America nel 1911, all’età di 15 anni con il padre Gennaro raggiunse a New York lo zio che
lo inserì nel mondo del lavoro. Ma la sua verve lo portò, ben presto e con successo, nei circoli italo-americani. Nel 1921
firmò il suo primo contratto discografico con la Geniale, seguito da accordi con la Camden, Victor, Columbia, Okeh e
altre etichette. Tra le macchiette di successo da lui incise, ci sono “Femmene piccerelle”, “’O viaggio ’e nozze”, “’A primma
serenata”, “Paperacchiò”, “Paperacianno”, “Chist’è New York”, “’O sasicce e ’a supressata”. Popolari furono anche duetti con
Amelia Flores, quali “Si piglio ’o terno” e “’O fatto d’’o capocuollo”.
Nino Marchetti, ottimo duettista nel periodo del caffè-concerto, nacque a Napoli nel 1883. Molto popolare in Italia
come cantante e autore di festose canzonette, partì per l’America nel 1913, per stabilirsi definitivamente a New York
nel 1918. Qui riprese il suo repertorio di macchiette ed incise per la Victor prima di trasformarsi in impresario. “Core che
chiagne” e “ ’A sfurtunata” tra i suoi successi di autore e interprete.
Giuseppe Milano, nato a Napoli nel 1871, ha lasciato poche tracce artistiche in patria, appena qualche apparizione nei
teatrini di provincia. Cantante, dopo la conclusione della grande guerra decise di lasciare l’Italia per un futuro più roseo e
carico di speranze e raggiunse nel 1911 il fratello a New York. Dopo aver lavorato nella ristorazione, tornò alle sette note
lavorando nei night frequentati dagli italo-americani. Baritono, firmò nel 1916 un contratto discografico con la Victor
americana e, come tutti i cantanti emigrati, oltre a recuperare il repertorio partenopeo registrò nuovi brani firmati dai
parolieri e musicisti trasferitisi oltreoceano: Buongiovanni, De Luca, Pennino, Nicolò, Donadio. Poi si trasformò in autore
di versi e suoni per un repertorio tutto incentrato sull’America e il rapporto dei napoletani con la nuova cultura: “Ammore
all’americana”, “Spera ’e turnà”, “Comme facimme”, “’A mamma ’e tutt’ ’e mamme”, “Mamma luntana”, la drammatica
“L’isola d’’e lacreme”, firmata con Igotti e Zaccone per raccontare lo sbarco dei napoletani a Ellis Island.
Farfui Prima (Napoli, 1907) nel 1922 già prendeva parte a numerosi programmi di varietà e di arte varia. Per la prima metà
degli anni ’20 fu una delle cantanti più richieste per Piedigrotta, partecipando alle Audizioni Santa Lucia, La Canzonetta,
Bixio, La Sorgente, Nuova Italia Musicale, Unac, E.A. Mario. Nel 1936 partecipò con altri artisti ad una tournèe negli
Stati Uniti al cui termine restò a New York per lavorare nei night, locali e circoli coloniali, oltre che nelle compagnie di sceneggiata di Farfariello, Ria Rosa, De Laurentiis. Tra i suoi successi, il canto d’emigrante “Sulla banchina”.
Gennaro Quaranta emigrò in America nel 1917, dove si specializzò come autore di versi di canzoni e di sceneggiate,
che metteva in scena con la sua compagnia. Nel 1919 inaugurò una delle primissime Audizioni di Piedigrotta in terra
americana, quella firmata Pasqualotto-Quaranta con 24 brani, tutti firmati dalla coppia d’autori. Al centro delle sue
canzoni c’erano, spesso, l’America e i suoi personaggi. Tra i suoi brani di una certa popolarità: “Viva Wilson”, “Diaz ’o
guappo surdatiello”, “La leggenda del Piave”, “Viva Diaz”, “Alpini bersaglieri e granatieri”. Incise con la Columbia e la Victor
78 giri dal sapore brioso, tra cui “ ’E mele austo”, “ ’E purtualle ’e Palermo”, “Tarantella ’e mò fa l’anno”, “L’acquaiola ’e Nola”,
“I’ voglio bene a Napule” e, in particolare, “ ’A nova fronne ’e limone” del 1922 che trovò gran successo.
Salvatore Quaranta, figlio di Gennaro, seguì le orme del padre. Nato a Napoli nel 1905, lavorò a teatro e nei caffèconcerto
italiani fino al 1917, anno in cui si trasferì nella Grande Mela specializzandosi come cantante e attore di
sceneggiate nelle compagnie di Gilda Mignonette, Ria Rosa e Luigi Badolati.
Nina Splendor (Napoli, 1903) era popolare in Italia come eccentrica canzonettista sin dall’inizio degli anni ’20. Cantante
e attrice (prosa e sceneggiata), emigrò in America nel 1926, in occasione di un tour con Roberto Ciaramella e Ciro
Formisano, al termine del quale decise di non tornare in patria. Si esibì anche in tv e gestì una boutique di alta moda,
ma soprattutto incise brani di Bascetta, Camerlingo, Donadio, Onofri, Nicolò e molti altri.
Difficile, senza essere maschilisti, rispettare l’ordine alfabetico, infine, per le coppie di artisti formate da coniugi, che
a New York hanno funzionato egregiamente: Vincenzo Di Maio e Rosina De Stefano, Marmorino & De Paolo, Pasquale
Nardos e Africanella e Laura e Alberto Colombo.
Laura e Alberto Colombo nel 1926 partirono per New York già popolari. In Italia lei era nota come la reginetta delle
tammorre, star delle Piedigrotte tra il 1915 e il 1925, e di spettacoli teatrali di arte varia. Nonostante il successo,
emigrarono e come Duo Colombo’s si esibirono nei circoli, ritrovi e night coloniali senza ritrovare lo stesso riscontro
di pubblico. Alla fine degli anni ’20 si dedicarono al teatro di sceneggiata, lavorando spesso nelle compagnie di Gilda
Mignonette e di Farfariello. Tra i brani incisi per la Brunswick e la Geniale: “Signornò”, “Napule è chine ’e femmene”,
“Piedigrotta” e “’O gabetto e ’a maruzzara”.
Vincenzo Di Maio raggiunse l’America nel 1903, all’età di 36 anni, come minatore. Nei primi tempi si appoggiò presso
il cugino Antonio Maddaloni. Dopo le prime affermazioni nel varietà, affittò casa a Brooklyn e si fece raggiungere nel
1908 da sua moglie, il soprano ventitreenne Rosina De Stefano che incise per la Victor diversi brani del repertorio di
Caruso e di De Lucia (“Senza mamma e ’nnammurato”, “Connola argiento”, “Nuttata napulitana”, “Sunate manduline”,
“Popolo vesuviano”). Di Maio, invece, trovò popolarità con la sceneggiata, intonando le canzoni “Capricce ’e femmene”, “’O sfreggio”, “’E ddoie mamme”, “’E ddoie Madonne”, “Mistere ’e Marechiare” e altre, incise per la Okeh e per la Emerson.
Dopo la seconda metà degli anni ’20, lavorò in compagnie di prosa, mentre la De Stefano si ritirò a vita privata.
Pasquale Nardos debuttò a Napoli all’inizio degli anni ’10 come attore, dopodiché si specializza in macchiette e duetti
di cafè-chantant con la moglie Africanella, stella del teatro Eden. Nardos si distinse nelle imitazioni, tra cui quella di
Raffaele Viviani, e si esibì spesso con la giunonica Bella Otero. La popolarità di Nardos e Africanella si affievolì nella
prima metà degli anni ’20, quando i due decisero di tentare la fortuna a New York, dove lui propose vecchie macchiette
napoletane adattate alle nuove esigenze e lei i capolavori di Ferdinando Russo e Libero Bovio.
La coppia di coniugi Marmorino & De Paolo trovò i primi successi artistici verso il 1910 a New York, dove propose un
repertorio prevalentemente da cafè chantant. La coppia, nei primi tempi, fece la spola tra Napoli e New York, esibendosi
spesso in altre nazioni dell’Europa e del Sud America. Poi, dopo il 1913, si trasferì definitivamente oltreoceano, dove
Marmorino registrò una buona quantità di brani tratti dal repertorio di Salvatore Di Giacomo. Insieme incisero per la
Victor e la Columbia molti motivi di emigranti nella Grande Mela come Camerlingo, Ricciardi e Pennino. Tra i brani di
gran successo: “’O ferito ’e Tripoli”, “Core ’e mamma”, “Ammore ’e patria”.
Meritano almeno una citazione anche cantanti come Gennarino Bianchi, Aristide Sigismondi, Raffaele Buonavoglia,
Peppino Castellano, Peppino Benedetti e, in epoche più recenti, Gino D’Oro, Rino Palombo, Mario Lima.
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