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La canzone napoletana e l’armonia perduta
di Ferdinando Villevieille Bideri
L’anno scorso, per l’edizione n. 1 della ritrovata Piedigrotta non potevamo immaginare una mostra diversa da quella su “ ’O sole mio!”, la canzone più celebre nata dalla Festa. Quest’anno c’è capitata quasi la stessa cosa con un tema, quello della canzone che racconta i popoli migranti, dettato dalla cronaca, dalla polemica politica, ma anche dagli studi che la Fondazione Bideri porta avanti nell’opera di sistemazione, archiviazione, restauro e approfondimento di una collezione privata che ha l’ambizione di porsi come nucleo centrale del museo della canzone napoletana che ancora non c’è ma, ne sono convinto, è un obiettivo alla portata della città, oltre che un traguardo importante sia sul piano culturale che sul fronte economico-turistico. Le decine e decine di titoli, celeberrimi, ma anche dimenticati quando non inediti, le voci dei cantanti emigrati in America per fondare quella Little Italy troppo spesso raccontata con insopportabile supponenza, le testimonianze in musica della vita di un popolo si sono imposte ai nostri occhi, alle nostre orecchie e ai nostri cuori come un corpus compatto, importante, emozionante. Come una storia da raccontare. Lo abbiamo fatto con uno stile che non punta sulla spettacolarizzazione, che usa i documenti storici per ricostruire e ricordare un’epoca rimossa e che, invece, è un pilastro su cui si basa insieme la storia recente del nostro Paese, oltre che della nostra canzone. È di quest’ultima che la Fondazione Bideri si occupa soprattutto da quand’è nata. Osservando i materiali messi in musica che parlano dell’emigrazione italiana, ma anche quelli che sono frutto dell’arrivo nelle nostre città di immigrati che sognano un futuro migliore, ci si rende conto di come la canzone sia davvero arte popolare democratica, capace di dare voce a chi non ce l’ha. Almeno sino a quando è voce di un popolo e non banale prodotto industriale. La canzone napoletana dell’epoca d’oro come l’armonia perduta? Potrebbe essere questo, chissà, il tema di una prossima mostra.